Website informations and switch in Language ItalianWebsite informations and switch in Language EnglishWebsite informations and switch in Language GermanWebsite informations and switch in Language Japanese
Psiche e immersioni

  Area Sport e Psiche di Psychomedia
Argonauta diving-center (S.Vito Lo Capo)
Cattedra di Psicologia Clinica (Università di Palermo)
Cattedra di Psicologia della Formazione (Università di Palermo)



hanno organizzato tre giorni a S.Vito Lo Capo (TP) dal 17 al 19 ottobre 2002 su:

"Psiche e Immersioni"





     Obiettivo delle giornate è stato quello di favorire l'incontro fra quanti sono interessati ad occuparsi delle diverse possibilità di lettura e utilizzo della esperienza e dimensione della immersione subacquea da un vertice psicologico. Lo spirito è stato quello di realizzare qualcosa che fosse innanzitutto piacevole e divertente in modo da dare avvio a progetti di tipo scientifico, professionale, associativo e quant'altro.
Sono state effettuate immersioni alla mattina e 'convegno' al pomeriggio. I pomeriggi hanno visto degli interventi centrali, preordinati, seguiti da una discussione poco formale e molto interattiva, nella quale grazie alla presenza di alcuni colleghi (non necessariamente tutti 'psi' o tutti 'sub') preventivamente informati dei contenuti degli interventi si è riusciti ad attivare rapidamente la discussione.
Anche la cena ha rappesentato un importante momento di scambio e il dopo cena è stato caratterizzato da incontri informali con racconti di storie di mare. Particolarmente interessante è stata la relazione di Giuseppina Colicci e l'intervento di Ninni Ravazza sulla storia della tonnara e sulla comunicazione tra subacquei e "tonnaroti".

Il gruppo organizzatore è stato composto da:
Salvatore Capodieci (Mestre), psichiatra, psicoterapeuta, subacqueo tecnico;
Maria Luisa Gargiulo (Roma), psicologa, psicoterapeuta, fotografa subacquea;
Girolamo Lo Verso (Palermo) ordinario di psicologia clinica, psicoterapeuta, già presidente Coirag, già subacqueo semiprofessionista;
Gaetano Venza (Palermo), docente di psicologia della formazione, psicosociologo, accanito subacqueo e amante del mare.

Sono intervenuti:
Vincenzo Bellia (Catania), psichiatra, psicoterapeuta, subacqueo;
Guido Catania (Palermo) psicologo consulente aziendale, subacqueo;
Cristiano Chieco (Mestre), subacqueo tecnico;
Giuseppina Colicci (Macari-TP), etnomusicologa;
Cristina Freghieri (Milano), praticante giornalista subacquea, subacqueo tecnico;
Ninni Ravazza (Trapani), giornalista, subacqueo, presidente della Pro loco di S.Vito Lo Capo.

Breve sintesi dell'attività svolta:

Giovedì 17 ottobre:
ore 17.00: Presentazione del meeting dal parte del gruppo proponente e saluto di benvenuto da parte del Sindaco di S.Vito Lo Capo.
ore 17.30-20.00: Psiche e Mediterraneo: una vita di immersioni (Girolamo Lo Verso, sono intervenuti Vincenzo Bellia e Guido Catania)

"L'immersione subacquea è un tema molto discusso in letteratura, mitologia, fisiologia, ma non in psicologia, dove si trovano solo spunti simbolici e metaforici (il feto nella vita intrauterina, la nave, il mare, l'immergersi nell'inconscio). Il "setting" è una specie di barca antica (fenicia), solida, dove quello che conta è chi sta al timone. Nel lavoro clinico viene spesso fuori il "mare": i sogni di turbamento hanno come contenuto i maremoti, l'annegamento".
E' iniziata così la relazione del Prof. Lo Verso, che ha parlato del perchè si va sott'acqua correlandolo all'obiettivo della psicoterapia. "In fondo al mare riposa il cuore. C'è il desiderio di perdersi nel blu dove sei solo e hai pochi riferimenti percettivi"."L'immersione solitaria: non si è veramente soli anche se si è a 60 metri sott'acqua".
Queste e altre riflessioni sono state tratteggiate dal relatore coinvolgendo il pubblico presente.

Vincenzo Bellia ha lanciato l'ipotesi del mare come cura e ha portato il racconto di due sogni relativi all'andare sott'acqua.

Guido Catania ha parlato dell'immergersi come necessità di tenere distanti le situazioni che stanno in "superficie", del rapporto tra immersioni e abbandono, della necessità di recuperare spazi propri nella dimensione subacquea, dove lo stare orizzantali caratterizza la dimensionalità subacquea in contrapposizione con la verticalità della vita terrestre, sino alla paura paradossale di tornare in superficie che sentono alcuni subacque quando sta terminando il tempo dell'immersione.


Venerdì 18 ottobre:
ore 17.00-20.00: La sindrome di Icaro: psicodinamica del profondismo (Salvatore Capodieci, sono intervenuti due subacquei tecnici, Cristina Freghieri e Cristiano Chieco come discussant)

La psicopatologia parla del "Complesso di Icaro", riferendosi appunto ad Icaro, che morì precipitando, dopo aver cercato di raggiungere il sole con le ali fatte di cera. Rappresenta un sintomo di narcisismo, desiderio di elevarsi al di sopra degli altri per dominarli. Per quanto riguarda la psicodinamica dell'attività subacquea, sappiamo che esistono numerosi fattori emotivi di tipo inconscio alla base del desiderio di effettuare un'immersione subacquea profonda. La motivazione che spinge sempre più persone ad immergersi sott'acqua è da ricercare nel crescente bisogno di trovare nuove cariche emotive che consentono di coniugare l'amore per le attività avventurose con il rapporto intimo con la natura.
Tracciare il profilo psicologico del subacqueo non è un'operazione facile. E' possibile, però, costatare se esistano degli aspetti che si presentano con maggior frequenza tra chi pratica questa attività.
1. Un vissuto ambivalente tra il desiderio di isolarsi e quello di appartenere ad un gruppo
2. Lo spirito agonistico
3. Spirito ribelle
4. Personalità e immersione
5. Un'esperienza di vita parallela

Cristina Freghieri ha parlato della profondità dentro ognuno di noi, nel senso di un confronto con se stessi verso la natura attraente e accattivante, in questo caso l'elemento liquido che riporta ad una situazione ancestrale.
Si è poi soffermata sulla differenza tra le immersioni in lago, in mare, nei relitti e in grotta. Ha concluso con l'interrogativo sul perchè la presenza feminile è così limitata nell'immersione tecnica profonda ipotizzando che la differenza diventa evidente quando si inizia a discutere di tecnologia, meccanica, manutenzione e fisica.
Cristiano Chieco si è soffermato su alcune caratteristiche del'immersione profonda dalla pianificazione all'attrezzatura all'uso delle miscele.

Sabato 19 ottobre:
ore 17.00-20.00: Applicazioni possibili della esperienza subacquea:
1) Aspetti extravisivi dell'immersione subacquea (Maria Luisa Gargiulo),
2) L'immersione subacquea come strumento di formazione psicosociale ed alla relazione di aiuto (Gaetano Venza).

Maria Luisa Gargiulo ha ipotizzato che l'immersione subacquea, pur essendo basata sul controllo e sulla conoscenza visiva, sia un'esperienza nella quale le afferenze extravisive sono molte e molto forti anche se poco consapevolmente elaborate.
Lo studio e il training dedicato all'addestramento di persone deprivate della vista e dei relativi istruttori in campo subacqueo hanno dato modo a M.L. Gargiulo di descrivere e formalizzare gli aspetti extravisivi della situazione subacquea che sinteticamente sono così riepilogabili:
- tridimensionalità dello spazio vissuto
- individuazione costante del confine fisico tra il corpo e il suo esterno
- riscontro uditivo del ritmo respiratorio
- consapevolezza propiocettiva dei passaggi posturali
- consapevolezza propiocettiva della pressione differenziata e della resistenza tra il corpo e il suo esterno a partire da un punto di riferimento
- conoscenza tattile dell'ambiente
- comunicazione tattile con il compagno di immersione
- azzeramento della necessità di sorreggersi e di combattere la gravità
L'attività subacquea apre a mondi diversi sia che si veda sia che non si veda. Sebbene la valenza extravisiva sia potenzialmente presente in qualsiasi immersione di qualsiasi sommozzatore, essa diventa predominante allorquando si faccia subacquea senza vedere. E' auspicabile - conclude - Gargiulo - che in futuro si formino istruttori con competenze didattiche e di conduzione di una relazione di aiuto più potenziata e raffinata in modo che si possa consentire di praticare la subacquea anche in situazioni di gravi minorazioni fisiche o sensoriali.

Il Prof. Venza attraverso una metafora tra "l'essere immersi" in un mondo fatto di relazioni e sul come "l'immersione" sia la condizione ordinaria della vita mentale ha portato il pubblico ad addentrarsi negli aspetti di tipo psicosociali in cui l'individuo e il gruppo convivono con gli aspetti diversi di sé oscillando tra un mondo interiore e un mondo "altro". Il relatore si è poi soffermato su un confronto interculturale e interorganizzativo con lo scopo di spingere fino al limite della elaborazione 'contesto-vincolata' il livello corporeo nel suo ambiente aereo-terrestre. Il Prof. Venza ha fatto restare sulle spine i presenti annunciando una sperimentazione che vedrà coinvolti gruppi di sub e che avrà come obiettivo il capire come si vive il mondo terrestre proprio attraverso l'esperienza del mondo sottomarino vissuta da questa popolazione di subacquei.



CONCLUSIONI DEL CONVEGNO


Il convegno si è concluso con la consapevolezza che sono ancora numerosi gli argomenti di psicologia della subacquea da trattare e le ricerche da sviluppare in questo settore.
L'auspicio è di lavorare per una cultura della subacquea che possa integrare gli aspetti sportivi, tecnici e medici con quelli relativi alla dimensione delle emozioni e del coinvolgimento psicologico di quanti sono appassionati dalle attività subacquee.
Il Meeting si è chiuso dando appuntamento all'edizione del 2003.





Immersioni
Le favolose immersioni che abbiamo effettuato sono state organizzate da Mauro Bannetta e Susan Andrews del diving center ARGONAUTA